La vita di luce di Enzo Tammurello
Nei quadri di Enzo Tammurello ci si entra. Non si guardano, non si ammirano,
bisogna entrare al loro interno per sentirne l'atmosfera e gli odori; per
lasciarsi trasportare dal sogno, o dal brutto sogno, spesso da entrambi
allo stesso tempo. Ma anche il tempo qui non sembra avere primaria importanza
e i colori e le forme sembrano voler sottolineare proprio questo perdersi,
evadere dai confini mentali che ci rinchiudono in gabbie prefabbricate,
asettiche, ostinatamente futili e materiali, così lontane dalla realtà
e dall'essenza di ogni essere umano. Qui, gli abitanti di queste dimensioni
vivono e sono, semplicemente. Sono la loro indole, il loro carattere;
non concepiscono la necessità di essere un qualcosa di diverso da
quello che la natura ha previsto per loro e se lo fanno, lo fanno burlescamente,
come un prendersi gioco di chi guarda, mai con cattive intenzioni, ma sempre
nella speranza di far comprendere al visitatore i suoi stessi fantasmi interiori
e magari comprendere anche i propri.
Più che una visione, una condivisione. Una condivisione di esperienze
oniriche dove l'incontro è palpabile, vero, dove le energie entrano
in un contatto divino, dolcemente spirituale, violentemente fiducioso.
Esseri di ogni estrazione sociale, poveri diavoli, donne, stregoni, uomini-animali,
piante-pesci si confondono in un tutt'uno abbandonando per sempre i ruoli
prestabiliti della vita materiale. Qui non c'è limite, si entra e
si fa subito parte di quel mondo, ci si sente subito a proprio agio come
se l'apparente spaesamento faccia invece e inaspettatamente parte del nostro
mondo interiore. Una presa di coscienza. Ecco cosa si prova nel trovarsi
improvvisamente nel mondo luminoso di Tammurello. Una vera e propria presa
di coscienza con noi stessi e con le entità che incontriamo sul nostro
cammino. Ogni opera è un percorso, un viaggio a sé, e non
solo uno. Si possono trovare personaggi buffi che guardandoti dritto negli
occhi cercano di raccontarti qualcosa di loro e ti fanno sentire nudo e
vulnerabile. Si possono contemplare, in rispettoso silenzio, uomini che
pregano chissà quali Dei, in chissà quali lidi irraggiugibili
per noi comuni mortali; ci si può tuffare nel sesso più sfrenato,
quello dell'estasi suprema, quella spirituale. Tra corpi, volti, animali
in simbiosi con forme di vita non catalogabili e razionalmente bizzarri,
ognuno è dunque libero di fare i conti con la propria coscienza se
ne ha la voglia e il coraggio.
I colori forti, accostati e così spudoratamente sfacciati, a volte
dolcemente mischiati come la luce delle auree, sembrano indicare come tutte
le entità, gli esseri che popolano quel mondo, siano spiriti luminosi,
esseri dalla coscienza infinita pronti ad accettare, farsi inebriare, accogliere
dalla luce di altre entità e nutrirsene per poi a loro volta poter
nutrire. Un circolo virtuoso del bene, essere nutriti di luce per nutrire.
La vitalità della luce dei colori è invece messa da parte
nei disegni dell'artista Tammurello.
I disegni sono, a mio avviso, a un livello di immedesimazione più
complesso per un novello tammurelliano. Diventa più difficile addentrarsi
in essi poiché qui, infatti, non vi sono i colori ad attirare con
la propria forza suggestiva la parte irrazionale del visitatore ma lo induce
invece a farsi trasportare unicamente dal tratto. Quest'ultimo, anche se
delicato e armonioso, deciso e pulito, senza sporcature, determina uno stato
più terreno, più concreto, dovuto dalla tecnica del segno
a china sul bianco imparziale della carta grezza. Ma questo è un
discorso banalmente tecnico e soggettivo. I disegni, come i quadri, propongono
lo stesso mondo, le stesse dimensioni, le stesse intenzioni. Sta al visitatore,
come già detto, farsi coinvolgere di più o di meno a seconda
del suo stato d'animo e della sua disponibilità verso l'opera. L'opera
è disponibile, un sogno sempre accessibile, aperto ad accogliere.
E ogni visitatore ne è sicuramente il benvenuto.
D.T.